📁
Georgia
Georgia

Economia

Economia in Georgia

Georgia: Un Paese contadino
Georgia
Un Paese contadino
La nostra non vuole affatto essere una “guida” che abbia la presunzione di fornire al visitatore, nozioni di economia a livello accademico, ci limitiamo quindi ad espletare in maniera molto semplificata, quelle che sono alcune curiosità che possono essere d'interesse al “turista viaggiatore” come anche al piccolo imprenditore che punta sulla Georgia con piccoli investimenti.
La Georgia, prima che l'URSS si sgretolasse su se stessa, fu uno dei paesi più ricchi e fiorenti di tutta l'Unione Sovietica, un paese nel quale sia l'industria che l'agricoltura raggiunsero ottimi livelli, tuttavia, l'aver perso la “guerra fredda” e il conseguente crollo dell'unione sovietica, smembro le grosse industrie di stato, la quale loro produzione fu fortemente correlata alla produzione di “componenti”, dislocata in altri stati membri dell'unione, ecco quindi (con un esempio) che la fabbrica di trattori rimase senza bulloni dato che questi venivano prodotto in un altro stato, e a sua volta la fabbrica di bulloni rimase priva del metallo necessario alla produzione e priva comunque di acquirenti; Le poche industre che sopravvissero, ebbero un vistoso crollo di produzione perché inizialmente concepite per produrre grandi quantità atte a soddisfare la domanda dell'unione sovietica e non un mercato ristretto come può essere quello di un singolo stato.
Se l'industria crollo disastrosamente, crollò anche il settore agroalimentare, un settore pensato su vedute di larga scala, con enormi allevamenti e colture, per le quali ognuna impegnava migliaia di addetti, strutture agricole la cui conduzione veniva dettata dallo stato sovietico, e lo scioglimento dello stesso, fece mancare quella struttura “guida”, fondamentale per una azienda di grossissime dimensioni, come anche vennero a mancare le tecnologie indispensabili del settore, quali trattori, macchinari, eccetera; Tutto ciò, portò all'improvviso il paese in un salto nel passato di ceno anni, dotti e letterati tra cui professori, medici, e personale altamente qualificato, si è ritrovato a vendere prodotti in una bancarella del bazar, cosa impensabile quando il grande stato sovietico, sfoggiava la sua potenza dando occupazione a tutti in base alla propria qualifica.
Allo stato attuale, vista la rottura del rapporto di buon vicinato con i russi, anche le piccole aziende, quelle a conduzione familiare, sono in crisi, venendosi mancare quel mercato costituito da acquirenti poco esigente e di “bocca buona”, quel mercato che acquista senza stare troppo a vedere il pelo nell'uovo: Mele, prugne, pere e mandarini di produzione georgiana, sono buone e tutto il resto, ottime per il mercato russo, ma hanno un aspetto troppo selvatico per poter essere immesse nel mercato europeo, oltre a ciò, vi sono seri dubbi, sulle condizioni igieniche di produzione/distribuzione, dato che il paese, oramai in una situazione di sfascio, non riesce a raggiungere quella giusta sensibilizzazione al rispetto dell'ambiente e della natura: E' verissimo che la produzione georgiana viene “poco assistita” dalla modernità e molto viene lasciato crescere così come la natura combina, ma questo è più per un fattore di pigrizia e di ignoranza, dato che anche volendo, il piccolo allevatore o agricoltore, non saprebbe nemmeno da che parte incominciare se non a dare il D.D.T. sulle culture, oltre a ciò, nessuno escluda o presti semplicemente attenzione, che le mucche non pascolino sul terreno di ex stabilimenti chimico-industriali sovietici allo sfascio, e che nessuno su questi terreni saturi di “veleni”, non coltivi nulla.
Detto così, sembrerebbe che nulla possa più infierire negativamente su un paese così mal ridotto, ed invece altri aspetti infieriscono, e come se infierisco!: Gran parte della popolazione locale passa il proprio tempo o con le mani in mano fermi lato strada, o a mangiucchiare semi di girasole, o a giocare a nardi, o trascorrendo il proprio tempo nelle numerosissime “case da gioco e di scommesse”, mentre chi in pensione, riceve un sussidio in moneta locale, equivalente a 35 euro che non bastano neanche a pagare le bollette di luce a gas, un sussidio che avrebbe potuto garantire la sopravvivenza dei più anziani, ma grazie alle migliaia di giovani emigrati all'estero in cerca di un miraggio, non basta più: Moli sono i giovani che lavorando all'estero, mensilmente inviano in Georgia del denaro in valuta pregiata, questo fiume di denaro che giunge “gratuitamente” (senza che nel paese venga prodotto nulla), provoca una forte spinta inflazionistica dato che i negozianti, vedendosi giungere sempre più clientela con disponibilità economiche maggiori rispetto agli altri, continuano ad adeguare i prezzi in base alle disponibilità di chi ha di più, a danno invece della fascia più debole, che una volta con gli stessi soldi ci viveva, e man mano che aumentano gli emigranti, aumenta anche il flusso di denaro che giunge in Georgia da parte di parenti, ed aumentano i prezzi, e a loro volta ogni singolo emigrante invia ancora più soldi per fronteggiare il “caro vita”, il negoziante dice: “allora i soldi ce li hai e quindi ti aumento il prezzo!”, causando il classico serpentone che si morde la coda.
Fatta eccezione per i prodotti dell'orto, quali patate, cetrioli e pochi frutti, tutto ciò che viene esposto sugli scaffali arriva dall'estero, in prevalenza dalla Turchia, ma soprattutto dalla Cina, la quale girando per i mercati ed i bazar, sembra detenere una quota sui prodotti in vendita pari almeno al 90%, mercato che funziona esattamente come riportato con questo esempio: L'ambulante vende un paio di scarpe a 100 lari, di questi soldi, 50 lari costituiscono il proprio guadagno, guadagno che il negoziante spende nell'acquistare un vaso cinese. Il venditore del vaso cinese, ha un guadagno netto  di 25 lari che spende nell'acquisto di una camicia al bazar, e il venditore di questa camicia spende il suo guadagno comprando al mercato un pomodoro e se lo mangia. Da 100 lari che eravamo partiti, non è rimasto più nulla, e ad averci guadagnato sono stati i cinesi che hanno introdotto questi prodotti sul mercato georgiano, non sono nemmeno avanzati i soldi per rifornirsi di nuovi prodotti da porre in vendita, ma poco importa perché ora è giunta la fine del mese, gli emigranti ricevono lo stipendio e dall'estero spediscono qualche soldi in aiuto, soldi che comunque per via traversa finiranno prima o poi nelle mani dei cinesi, i quali sopperiscono alla carenza che il paese ha di qualsiasi prodotto.
L'invio di valuta estera che giunge in Georgia da parte degli emigranti che lavorano all'estero, fa si che il lari sia una “moneta forte” per via nell'attivo sulla bilancia valutaria, infatti euro e dollari che dalla Georgia rientrano ai rispettivi paesi d'appartenenza, superano di gran lunga il volume dei lari che rientrano in “Georgia” (sempre supponendo che vi siano lari che circolino all'estero!), tutto ciò non aiuta di certo il turismo da fuori, che in Georgia auspicherebbe un maggiore avvantaggio nel cambio della propria moneta con il lari locale che invece si mantiene forte,  rendendo maggiormente appetibili dal punto di vista del viaggiatore, località limitrofe come per esempio quelle in Turchia, nelle quali il turista occidentale può usufruire di servizi di livello maggiore a prezzi più bassi.
Argomenti nella stessa categoria